In Italia sei stato un pioniere nella tua professione, cosa ti ha spinto a fare della consulenza politica un mestiere?

La passione per la politica e la comunicazione. Scrivendo la tesi sul ruolo dei media nelle presidenziali statunitensi, ho scoperto il mestiere di consulente politico che unisce politica, comunicazione e pensiero strategico. Appena laureato ho incominciato a lavorare per agenzie di comunicazione e relazioni pubbliche gestendo i clienti politici. Ho sempre pensato che potesse essere un mestiere anche nel nostro paese (pur con tutte le differenze rispetto agli Stati Uniti).

Dal 1996 ad oggi hai al tuo attivo più di cinquanta campagne elettorali come consulente. Qual è il principale insegnamento che hai tratto da queste esperienze?

Una buona campagna elettorale poggia su alcuni pilastri fondamentali: un’offerta solida di contenuti e valori, una coalizione affidabile e coesa, una leadership riconosciuta e una grande capacità operativa. Troppo spesso quest’ultimo elemento è stato sottovalutato negli anni recenti per privilegiare un’attenzione spesso fumosa alla necessità di comunicare: ma la comunicazione senza un’attenta analisi rischia di essere un esercizio puramente teorico e autoreferenziale, oppure di concentrarsi su aspetti folcloristici che tanto piacciono ai media (si vince indossando la cravatta giusta). Un approccio strategico richiede un’accurata analisi del contesto competitivo per definire le mosse migliori, impiegare al meglio le risorse ed evitare errori. I candidati contano molto, ma il contesto favorisce un candidato rispetto ad un altro.

Dal 16 al 19 novembre si terrà a Roma il congresso mondiale della International Association of Political Consultants (http://www.iapc.org/). Di cosa discuteranno i più di 100 consulenti politici che arriveranno a Roma da ogni parte del globo?

Il tema della conferenza sarà Eternal Crisis, ci interrogheremo su come le nuove tecnologie, la lunga crisi economica e la sempre più scarsa pazienza dei cittadini stiano cambiando la comunicazione e la nostra professione. I neo eletti stanno sperimentando, a tutte le latitudini, le difficoltà nel passare dal fare campagna (campaigning) al governare (governing) mantenendo il sostegno che ha permesso la vittoria elettorale. Siamo in una nuova era, che io definisco fast politics, che richiede un radicale ripensamento del modo di fare politica, di rispondere alle richieste dei cittadini e di fronteggiare i problemi sociali ed economici.

Il Premier Renzi ha affermato che le serie tv americane possono essere utili per la formazione politica ma recentemente Michael Dobbs, l’autore di House of Cards, gli ha ricordato che il suo libro è solo intrattenimento e non un manuale di istruzioni. Tu cosa ne pensi?

Il lavoro di politici e consulenti è raccontato da una lunga serie di film, fiction e commedie musicali. Prima di House of Cards, la serie più famosa è stata The West Wing che, nel corso di sette stagioni, ha raccontato le problematiche quotidiane, le difficili decisioni pubbliche e private del presidente democratico Bartlet e dei suoi collaboratori. Era un manuale sulle dinamiche dell’Ala Ovest, l’edificio dove lavora lo staff del Presidente che manteneva sempre uno spirito idealista. House of Cards è, invece una descrizione cinica delle dinamiche di potere. Curioso che abbia tra i suoi fan, oltre a Clinton (qualcuno sostiene che la serie americana si ispiri ai coniugi Clinton), Barack Obama che ha rappresentato con il ricorso alla parola “Speranza” la possibilità di un ritorno all’idealismo kennediano.

Per chiudere, anche a te chiediamo un duplice suggerimento: un libro e un film la cui lettura e visione ritieni imprescindibili per comprendere i meccanismi della comunicazione politica.

Solo uno? Partiamo dal libro: prima di passare ai manuali contemporanei, suggerisco di leggere Il Manualetto del Candidato scritto nel 64 a. C. da Quinto Tullio Cicerone per il fratello Marco che si candidava alla carica di senatore. Anche i film sono molti, direi per cominciare Power di Sidney Lumet o I colori della vittoria (notevole anche il libro da cui è tratto il film).

 

A cura della Redazione di PolCom2014