La Carta di Ancona, approvata nel capoluogo dorico il 30 aprile del 1999 dai rappresentanti di 51 città di otto paesi (Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Albania, Grecia), ha rappresento l’atto di nascita del Forum delle città dell’Adriatico e dello Ionio e, al tempo stesso, il documento contenente i principi ispiratori a cui si sarebbe più volte fatto riferimento per l’istituzione, formalizzata dall’Unione Europea nel 2014, della Macroregione Adriatico-Ionica.

I contenuti della Carta di Ancona non possono essere compresi se non li si colloca nel contesto storico nel quale essi furono elaborati: quello successivo alle guerre che coinvolsero i paesi della ex-Jugoslavia tra il 1991 e il 1995 cui fece seguito, tra il 1996 e il 1999, il conflitto del Kosovo.

Ciò aiuta a comprendere perché la Carta di Ancona indichi, al primo punto dei suoi valori ispiratori, la pace e il superamento di ogni tipo di pregiudizio etnico o religioso quali condizioni indispensabili per qualsiasi programma di sviluppo rivolto all’Adriatico.

Altro punto di ancoraggio della Carta è la presa d’atto della comune appartenenza alla millenaria cultura adriatica e la necessità che su di essa si investa, anche simbolicamente, per costruire efficaci programmi di sviluppo capaci di unire le due sponde dell’Adriatico, trasformandolo da mare di confine in autentica comunità adriatica.

Da ultimo, la Carta di Ancona è nata su iniziativa del Comune di Ancona e dell’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia (ANCI), per questo il testo non manca di sottolineare il ruolo che nel processo di integrazione debbono svolgere le città quali attori strategici per favorire l’interazione tra i popoli, lo sviluppo di un comune senso di appartenenza all’Unione Europea e l’idea di una cittadinanza multilivello.

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