Intervista a Maura Romano, Presidente dell’associazione “Melting Pro. Laboratorio per la cultura” e tra i relatori di PolCom2015 dove, venerdì 27 novembre, terrà un intervento sul tema “Lo storytelling per la promozione dei territori”

Maura di cosa si occupa la vostra associazione?

Melting Pro nasce dalla volontà di sette professioniste di consolidare un’esperienza pluriennale di collaborazione nel settore del management culturale. Aggreghiamo competenze diversificate, complementari e trasversali per offrire un approccio innovativo alla cultura e alle risorse a disposizione per promuoverla, realizzando attività e progetti anche a valere su fondi nazionali ed europei.

Ciò che muove le nostre iniziative è la consapevolezza che la cultura possa migliorare le persone e dunque la società in cui viviamo e in cui vivranno le future generazioni… proprio per questo le nostre attività hanno come obiettivo prioritario quello di aumentare l’accessibilità ai patrimoni e alle eredità culturali in tutte le loro forme ed espressioni. Come lo facciamo? Attraverso ricerca, formazione, progettazione, strategie e soprattutto attraverso le reti.

La dimensione internazionale è la leva attraverso cui qualifichiamo il metodo di lavoro e i servizi che offriamo, nella convinzione che lo scambio di esperienze, competenze e buone pratiche tra organizzazioni culturali europee ed extraeuropee possa tramutarsi occasione di crescita e cambiamento.

Le azioni e le sperimentazioni realizzate spesso si traducono in pubblicazioni scientifiche che coniugano gli aspetti più teorici della letteratura specialistica con quelli dal taglio pratico-operativo derivanti dall’esperienza diretta sul campo.

Tra le altre cose, avete lavorato su progetti di storytelling, in particolare di digital storytelling. Puoi spiegarci di cosa si tratta?

Il digital storytelling è un processo creativo orientato allo sviluppo di storie personali e coinvolgenti in formato digitale. Si tratta di una pratica narrativa che unisce la tradizionale tecnica del racconto orale all’uso delle tecnologie informatiche. Le storie digitali nascono dalla narrazione di eventi ed esperienze che, mediante un processo profondo e partecipativo, si trasformano in video della durata di pochi minuti.

Quando si parla di storytelling digitale, è facile cadere in una trappola polisemica. Molti sono i concetti afferenti al termine e frequenti le rappresentazioni contrastanti della nozione. Melting Pro, nei suoi progetti, fa riferimento a quello che ritiene essere il metodo scientifico più accreditato, la tecnica teorizzata del Center for Digital Storytelling, organizzazione di Berkeley (California), dove dagli anni Novanta giovani e adulti hanno la possibilità di creare e condividere le proprie storie. Tale approccio prevede il rispetto di criteri che attribuiscono incisività e significatività alle narrazioni come il “Point of View” (punto di vista del narratore, che dovrà raccontare storie autentiche e realmente accadute), la “Dramatic Question” (raccontare qualcosa che valga la pena di essere raccontato e da cui si possano trarre insegnamenti), l’“Emotional Content” (il far emergere contenuti coinvolgenti), il “Your Voice” (utilizzare la propria voce narrante), il “Sound Track” (l’utilizzo appropriato di suoni e musica), l’“Economy” (equilibrio tra le diverse parti del racconto) e il “Pacing” (il ritmo della narrazione).

È proprio in questa accezione che Melting Pro lo trasferisce in aula ai propri discenti e lo utilizza nei progetti volti a promuovere e valorizzare i territori, le proprie competenze professionali, la propria organizzazione.

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In particolare siete autori di GIRA. GIovani storytelleR urbAni e di INTUS, progetti che hanno raccontato territori delle Marche e della Sicilia. Potresti parlarcene?

Il progetto GIRA, finanziato dall’Unione delle Province Italiane (UPI) e dall’Agenzia Nazionale Giovani, è stato promosso da Melting Pro in collaborazione con enti pubblici e privati del piceno.

L’intervento, rivolto a giovani under 35, è stato realizzato in un territorio ricco di storia, patrimoni artistici, architettonici, identitari e paesaggistici ma anche di potenzialità ancora inespresse e non sempre in grado di assecondare i fabbisogni del turista contemporaneo.

Obiettivo generale è stato favorire l’innovazione sociale e stimolare la partecipazione attiva e consapevole dei giovani alla vita del proprio territorio. In che modo? Attraverso azioni incentrate sul digital storytelling, tecnica con cui i ragazzi hanno realizzato storie coinvolgenti, autentiche e originali per raccontare il Piceno passando attraverso la trama narrativa dei propri ricordi, delle proprie storie di vita, della propria identità.

Le storie digitali possono essere fruite dai dispositivi mobile attraverso StoryAPp, applicazione con cui i turisti potranno visitare la città godendo di punti di vista alternativi a quelli delle guide turistiche e dei canali informativi più istituzionali.

INTUS. Intelligenza ambientale, Narratività, Tagging delle risorse Urbane e Sensoristica diffusa è invece un progetto finanziato dal MIUR nell’ambito del PON Ricerca e Competitività – Smart Cities and Communities and Social Innovation.

Obiettivo? Sviluppare nuove forme di turismo smart a Corleone attraverso la creazione di un sistema replicabile di accesso ai beni culturali.

Le azioni progettuali sono state finalizzate a restituire un’immagine del territorio diversa da quella veicolata dagli stereotipi e dai luoghi comuni attraverso la costruzione di narrazioni volte a mostrare l’“altra faccia” della città, quella culturale, storica, identitaria, antimafiosa. Il territorio è stato raccontato attraverso storie elaborate a partire dall’ascolto dei cittadini, dei loro ricordi, di fonti storicizzate. Le narrazioni sono state poi arricchite da documenti estrapolati dall’archivio del Maxi-Processo Falcone e Borsellino custodito nel C.I.D.M.A (Centro Internazionale di Documentazione sulle Mafie e del Movimento Antimafia) di Corleone. I giovani under 30 coinvolti nel progetto hanno lavorato su questo importante patrimonio archivistico mediante procedure di riordino, inventariazione e digitalizzazione e selezione, per affinità tematica, dei documenti da innestare all’interno delle storie digitali, come fondamentali elementi di significazione.

Anche in INTUS le narrazioni sono state rese disponibili su smartphone e tablet, per favorirne la fruizione mediante un sistema di georeferenziazione.

So che state lavorando ad una pubblicazione, che dovrebbe uscire tra qualche mese, dedicata allo storytelling. Puoi anticiparci qualche contenuto?

Si tratta di una raccolta di contributi incentrati sul tema dell’utilizzo strategico della narrazione per promuovere e valorizzare le eredità culturali materiali e immateriali dei territori. Raccoglie le esperienze fatte dal gruppo di lavoro in questi anni mediante la collaborazione con enti e centri di ricerca internazionali. Cercheremo di fornire al lettore gli strumenti utili ad apprendere la tecnica e a declinarla correttamente in base agli obiettivi da raggiungere. Il volume avrà a corredo alcune storie digitali, prodotte nei progetti che abbiamo realizzato, particolarmente significative e d’impatto.

Come sai l’edizione di quest’anno di PolCom sarà dedicata al tema “Comunicare l’Adriatico-Ionico”. Secondo te possono esserci storie degne di essere raccontate ed in grado di accomunare paesi diversi delle due sponde dell’Adriatico e dello Ionio?

Certamente. Il digital storytelling è una tecnica molto utilizzata per comunicare in modo emotivo e coinvolgente i territori, favorendo la conoscenza tra culture e quindi facilitando il processo di integrazione culturale. Potrebbe rappresentare uno strumento molto utile e incisivo per lo sviluppo di azioni significative in progetti che riguardano l’asse Adriatico-Ionico. La narrazione intesa dunque come ponte emotivo tra diverse comunità e popoli che abitano le nazioni, come strumento di trasmissione e conoscenza delle identità culturali, come veicolo di coesione tra territori diversi anche se geograficamente vicini. Un mezzo che intende il confine non come una precisa linea geografica bensì una zona di incontro e di scambio fra culture.

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