Intervista a Rodolfo Giampieri, Presidente del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio e tra i partecipanti alla tavola-rotonda conclusiva di #PolCom2015.

Rodolfo Giampieri, lei è Presidente del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio, un’associazione nata nel 2001 che raggruppa attualmente 44 diversi soggetti di 6 diversi paesi. In quali settori commerciali i rapporti tra le imprese delle due sponde dell’Adriatico sono più intensi?

Nella Macroregione Adriatico-Ionica sono presenti oltre 3 milioni di imprese, di cui poco più della metà nelle dieci regioni italiane incluse nell’iniziativa (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia). È evidente che la grande diffusione di iniziative imprenditoriali ha come contropartita un problema dimensionale che rischia di limitarne la capacità di sfruttare le opportunità create dal mercato comune. Gli scambi commerciali all’interno dell’area ammontano complessivamente a poco meno di 29 miliardi di euro, in aumento di circa dell’8% rispetto al 2013. Se per le regioni italiane che si affacciano sull’Adriatico e sullo Ionio i paesi della sponda orientale costituiscono un interessante mercato, soprattutto per la vicinanza geografica (senza tuttavia che riescano ad assorbire quote significative di export), per i paesi del fronte orientale la situazione è decisamente differente.

Oltre il 60% dell’export montenegrino finisce in uno dei paesi dell’area e poco sotto tale soglia si colloca l’Albania; percentuali molto importanti caratterizzano anche le esportazioni della Bosnia Erzegovina, della Croazia e della Serbia. Molto più variegate sono le destinazioni dei beni prodotti dalle imprese greche e slovene. L’Italia rappresenta il primo o il secondo partner commerciale in termini di export per tutti gli altri 7 paesi (e tra i primi 3 in termini di import, con l’eccezione del Montenegro). Nel complesso i 2,8 miliardi di euro esportati all’interno della Macroarea Adriatico-Ionica rappresentano poco più del 12% del totale delle esportazioni degli 8 paesi (lo scorso anno questa quota era pari all’11,2%). Per quanto riguarda i settori di attività, nello specifico delle esportazioni italiane verso i paesi della Macroregione, vediamo che queste sono trainate dai prodotti delle attività manifatturiere (con un incremento dell’8,1% rispetto all’anno prima) dove spiccano coke e prodotti petroliferi raffinati, prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori, metalli di base e prodotti in metallo.

Quali sono oggi i principali fabbisogni e le necessità dei soggetti economici che operano nell’area adriatico-ionica?

In quest’area c’è bisogno più che altrove di azioni concrete, progetti cantierabili e da subito spendibili. Qualche esempio emerso dell’ultima plenaria del forum: sul fronte pesca puntiamo a un cluster per riempire le lacune infrastrutturali e caldeggiamo la mappatura degli organismi acquatici dell’adriatico-ionio. L’agricoltura guarda al bio, il turismo, che trova il suo progetto trainante nel marchio-ombrello Adrion, ha bisogno di far crescere una cultura dell’accoglienza sostenibile che abbia il digitale come traino, nell’ambito dei trasporti urgono soluzioni ai bisogni di mobilità. Proprio per fornire risposte puntuali, l’Associazione Forum sta predisponendo, in collaborazione col Forum della Città e con quello dell’Università dell’Adriatico e dello Ionio,  un vero e proprio programma di attività comune della Rete delle Camere di Commercio del Forum AIC.

Inoltre, il riconoscimento ufficiale della Macroregione Adriatico Ionica da parte delle istituzioni europee ci richiede a maggior ragione una dimensione operativa capace di lavorare su progetti concreti ed un’efficiente organizzazione, oltre ad uno sforzo congiunto verso azioni mirate di reciproco interesse, e ad alto valore aggiunto, per lo sviluppo e la coesione sociale del territorio macro-regionale. I tempi appaiono quindi maturi per un ulteriore passo in avanti, finalizzato alla creazione di un vero e proprio Segretariato Integrato, che metta insieme i tre Forum creando un ampio partenariato di quasi 150 enti, tra Camere di commercio, città ed università, rappresentativi di tutti gli aspetti della società civile.

Che bilancio fa dell’esperienza della Corte Internazionale dell’Adriatico e dello Ionio, la corte arbitrale nata su iniziativa della Camera di Commercio di Ancona con l’obiettivo di facilitare la risoluzione di contenziosi tra imprese di paesi diversi?

La Corte dell’Adriatico e dello Ionio è nata con l’obiettivo di promuovere, nella Macroregione Adriatico Ionica, lo sviluppo della mediazione e dell’arbitrato all’interno, strumenti basati sui principi di cooperazione e partecipazione attiva, che rappresentano una “alternativa” alla giustizia ordinaria efficiente e efficace poiché si fondano sul presupposto che i conflitti possono essere risolti con tecniche che portano benefici ad entrambe le parti e, di conseguenza, ad uno sviluppo delle risorse economiche e del commercio internazionale. In passato la Corte si è impegnata nella realizzazione di un progetto formativo qualificato, altamente specialistico, per sensibilizzare gli operatori economico-commerciali e fornire loro tutte le conoscenze necessarie per consentire un sereno e consapevole utilizzo di questi strumenti.

Proseguendo in questa direzione, nei prossimi mesi si lavorerà alla riorganizzazione delle attività in modo che l’organismo diventi un luogo di scambio delle esperienze in tema di giustizia alternativa nell’area, di incontro per un confronto di testimonianze e saperi in tema di giustizia alternativa, di dibattito per gli interessati, in cui svolgere attività di ricerca e di studio su arbitrato e mediazione mettendo in rete tutti gli organismi arbitrali esistenti presso le Camere di Commercio dell’area.

Pensa che l’istituzione della Macroregione Adriatico Ionica potrà rappresentare un’occasione di ulteriore sviluppo dei rapporti commerciali tra le due sponde dell’Adriatico? Quali ritiene possano essere le previsioni di crescita dei flussi commerciali?

L’Area Adriatico Ionica riconosciuta formalmente testimonia di per sé l’esistenza ed il funzionamento di un modello di sviluppo integrato e, dal suo canto, considera la capacità di sviluppare clusters una priorità trasversale da ricollocare in tutti e quattro i pilastri di riferimento: crescita blu, collegare la regione, qualità ambientale e turismo sostenibile. Secondo il Piano di Azione della Strategia Eusair gli sforzi comuni dovrebbero indirizzarsi maggiormente verso la cooperazione tra centri di ricerca e settori pubblico/privato per poter sfruttare al meglio i vantaggi che derivano dalla clusterizzazione in termini di maggior sviluppo del territorio e delle imprese. In tal senso è importante sottolineare come fin ad oggi il modello di sviluppo territoriale adottato dal Forum AIC va verso questa direzione e riconosce un grado di autonomia ai soggetti favorendone il coordinamento su vari livelli territoriali e specifici ambiti tematici. Un coordinamento che  vede anche il coinvolgimento degli altri stakeholders (governi, regioni, organizzazioni di categoria, società civile, mondo della ricerca) in un percorso volto ad organizzare risorse, competenze e conoscenze in progettualità attuali, concrete e attuabili in un’ottica di sostenibilità.

Il Forum AIC ha fin da subito inteso adottare questo metodo attraverso l’ampio coinvolgimento della rete locale dei soggetti, non solo del sistema camerale, operanti nei vari territori, favorendo l’insieme di tutte quelle relazioni e interazioni che avvengono tra di essi (pubblici e privati, individuali e collettivi, locali e sovralocali) accumunati da una “prossimità fisica”, che connota appunto il contesto della Macroregione. Il progetto della Macroregione Adriatico-Ionica comincia a prendere forma grazie al lavoro diplomatico dei diversi paesi coinvolti e delle istituzioni comunitarie. Tra i temi trasversali acquista particolare rilievo quello che si pone come obbiettivo l’incremento della competitività del sistema delle piccole e medie imprese dell’area, puntando su innovazione e ricerca. Ora come ora gli interscambi non sono ancora significativi (esportiamo prodotto in fase di prima lavorazione) ma certamente ci sono buoni margini di sviluppo, ad esempio coi Paesi in via di adesione, nel settore infrastrutture e logistica e in tutta la partita del technical assistance. Senza dimenticare il potenziale e l’appeal del made in Italy, dalla moda al turismo.

Lei è stato di recente nominato Presidente dell’Autorità Portuale di Ancona. Che ruolo avranno le infrastrutture nello sviluppo di più intensi rapporti commerciali tra i paesi dell’Adriatico-Ionico e in quale direzione vi state muovendo come porto di Ancona?

Le infrastrutture sono un driver fondamentale per lo sviluppo economico e sociale dei territori. Non a caso una delle prime azioni comuni dell’Unione europea – le reti transeuropee di trasporto (TEN-T) – ha riguardato e riguarda lo sviluppo delle infrastrutture di rilevanza comunitaria, fattori di coesione del mercato comune. Il porto di Ancona ne è l’esempio più evidente: l’infrastruttura portuale, connessa alle reti stradali e ferroviarie della dorsale adriatica, assicura il transito ogni anno di oltre 1 milione di passeggeri e di centinaia di migliaia di veicoli. La realizzazione della nuova banchina 26 in darsena commerciale e del molo di sopraflutto, appena inaugurato, consente oggi alle imprese del porto di accrescere la loro competitività e di guardare con fiducia alla possibilità di espandere il proprio mercato. È essenziale però che le infrastrutture siano connesse tra loro. Su questo, i fondi europei sono di enorme importanza, soprattutto nelle economie della macroregione che difficilmente possono sostenere importanti investimenti pubblici. Con i fondi FESR ad esempio l’Autorità portuale di Ancona si è dotata di un raccordo ferroviario entrato in servizio 3 anni fa, che oggi consente al porto di essere uno degli scali più competitivi per lo sviluppo dell’intermodalità. Il recente aumento del limite di sagoma sulla direttrice ferroviaria Bologna-Ancona rende inoltre possibile avviare servizi ferroviari in grado di spostare i camion dalla strada alla ferrovia, sulle lunghe percorrenze. È questo il risultato che cerchiamo di perseguire per migliorare la sostenibilità del porto.

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