Perché in politica raccontarsi è fondamentale

Perché in politica raccontarsi è fondamentale

Cos’hanno in comune, a parte il nome, due personalità politiche della prima repubblica come Giorgio Almirante e Giorgio Napolitano? Nulla, apparentemente, se non il fatto che sono i due soli esempi di politici italiani della prima repubblica ad aver scritto un’autobiografia: “L’autobiografia di un fucilatore” di Almirante, pubblicata per le Edizioni del Borghese nel 1973 e “Dal Pci al socialismo europeo. Un’autobiografia politica” di Napolitano, pubblicata da Laterza nel 2005. Non esistono altri casi di politici della loro generazione autori di racconti della propria esperienza personale e politica: Moro, Berlinguer, Fanfani, Zaccagnini, Andreotti, Craxi, nessuno di loro ha mai scritto la propria autobiografia. Perché? Qual è la ragione di questo pudore?

Certamente ha pesato l’importanza che ha avuto nella storia della prima repubblica, e nei partiti politici che l’hanno dominata, la dimensione del “noi” che ha sistematicamente prevalso e occultato quella dell'”io”. La narrazione autobiografica è rara e, quando compare, indulge poco sulla storia di vita di chi scrive per concentrarsi invece sul racconto di un percorso politico: l'”io” narrante finisce così per scomparire a beneficio della storia corale di un movimento o di un’organizzazione. Con la fine della prima repubblica il sé torna invece a riemergere.

L’ingresso prepotente dell’io sulla scena pubblica, a cui si assiste a partire dall’inizio degli anni novanta, simbolicamente rappresentato dalla discesa in politica di Silvio Berlusconi, non può però essere ricondotto ad una sorta di epidemia di narcisismo che colpisce i politici italiani che iniziano, di colpo, a raccontarsi come mai avevano fatto prima, contribuendo in tal modo al successo di un genere letterario come quello autobiografico. Esso testimonia piuttosto di un cambiamento più profondo.

Del fatto che, a differenza del passato, i processi di costruzione del consenso politico avvengono, non più in modo spersonalizzato e attraverso un’adesione fideistica e de-individualizzata ad una ideologia o a un partito politico ma, complice la grande crisi di fiducia tra cittadini e politica, sulla base dell’identificazione con un singolo leader politico, con la sua storia e la sua personalità. Un processo che, negli ultimi anni, si è sempre di più accentuato portando all’affermazione di candidati outsider privi di un’organizzazione strutturata – Macron e Trump sono soltanto gli ultimi esempi – ma in grado di mobilitare l’elettorato solo sulla base della loro storia individuale. Ecco perché, in politica, raccontarsi è diventato sempre più importante.

 

  • La presentazione del volume “Comunicazione Politica. Case studies” (Piceno University Press), a cura di Gianluca Vagnarelli, si terrà giovedì 18 maggio dalle ore 17.30 presso lo stand della Regione Marche – padiglione 1 di Lingotto Fiere – E41 – D42.

 

1 Comment

  1. E’ vero. La narrazione del percorso di vita individuale deriva anche dal fatto che alla possibile conduzione di un paese si dedicano sempre più personaggi che arrivano sulla scena politica da altri settori della vita sociale ed economica. Con un portato personale di successi, cadute e rinascite – gli accadimenti della vita di tutti – sul quale si fa leva per creare i meccanismi di un processo di identificazione e consenso, vedi Trump.

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