Ecco una mini-guida al Rosatellum, una sorta di vademecum per elettori e candidati in vista del 4 marzo. In questo articolo sono tratteggiati gli aspetti salienti del Rosatellum. Si vedrà, infatti, come dovranno esercitare il voto gli elettori e cosa, invece, i candidati dovranno tenere in considerazione collegio per collegio, con un focus sul Rosatellum nelle Marche.

Conosciuta come Rosatellum, la legge 3 novembre 2017 n. 165*, ha dato luogo ad un sistema elettorale di tipo misto che, semplificando i numeri, possiamo definire per 1/3 maggioritario e per i restanti 2/3 proporzionale. Infatti, nel territorio nazionale – escludendo i seggi da assegnare rispetto ai voti degli italiani all’estero (12 alla Camera e 6 al Senato) – 232 deputati e 116 senatori saranno eletti nei collegi uninominali, mentre 386 e 193 in quelli plurinominali. Ne viene fuori che su un totale di 618 parlamentari da mandare a Montecitorio e 309 a Palazzo Madama, in egual misura, nelle rispettive Camere, il 37,5% verrà eletto attraverso il maggioritario in collegi uninominali e il restante 62,5% col proporzionale in collegi plurinominali.

Una particolare novità rispetto all’ultima legge elettorale (il Consultellum) è che, eccetto per la distribuzione dei collegi e per il mancato diritto di voto agli under-25 (due “paletti” costituzionali), la legge è identica per entrambe le Camere. Infatti, sia per Camera che per Senato, si hanno gli stessi meccanismi di voto e di attribuzione dei seggi, ma soprattutto le stesse soglie di sbarramento (vedi i punti 2 e 3 di questo articolo) e la stessa possibilità delle liste di formare coalizioni, purché queste siano omogenee sul piano nazionale. Collegandosi fra loro, le liste devono presentare il medesimo candidato nel collegio uninominale, garantendo la parità di genere (un genere non può essere rappresentato in misura superiore al 60%); mentre nel plurinominale presentano ognuna dei listini corti e bloccati, con un minimo di due ed un massimo di quattro candidati. L’ordine dell’elenco dei candidati di ogni listino proporzionale deve essere alternato rispetto ai due generi ed è vincolato alla regola secondo la quale nessuno dei due generi può essere rappresentato nella posizione di capolista in misura superiore al 60% a livello nazionale. Inoltre, nessun candidato può essere incluso in liste con lo stesso contrassegno in più di cinque collegi plurinominali e in più di un collegio uninominale. Tuttavia, in una certa misura sono ancora consentite le “pluricandidature”: il candidato in un collegio uninominale può essere inserito, purché con il medesimo contrassegno, anche in collegi plurinominali, sempre fino ad un massimo di cinque.

*La Legge, tecnicamente, è andata ad integrare il Testo Unico delle leggi elettorali datato 30 marzo 1957. La 165/2017, allart. 3, contiene inoltre una delega al Governo per la definizione dei collegi elettorali che prendendo atto della proposta fatta al Consiglio dei Ministri da parte di una Commissione di esperti nominata con decreto del Presidente del Consiglio in data 15 novembre 2017  è stata esercitata definitivamente con lapprovazione del decreto legislativo n. 189 del 12 dicembre 2017. Il sistema elettorale mediante il quale, il 4 marzo, si celebreranno le 19° elezioni repubblicane che daranno vita alla 18° legislatura, è il frutto di questo iter legislativo.

 

  1. I collegi elettorali nel Paese

Il territorio italiano è suddiviso in 28 circoscrizioni elettorali per quanto riguarda la Camera dei Deputati, e in 20 circoscrizioni, corrispondenti al numero delle Regioni, per l’elezione del Senato della Repubblica. Il numero delle circoscrizioni-Camera è superiore a quello delle Regioni italiane perché le più popolose necessitano di più suddivisioni (vedi tabella n. 1). Quelle relative al Senato invece coincidono con le Regioni stesse (vedi tabella n. 2), sia per il minor numero di seggi da attribuire, sia – soprattutto – per la «base regionale» dell’elezione, secondo il dettato dell’articolo 57 della Costituzione. Naturalmente queste circoscrizioni “nazionali” includono al loro interno i rispettivi collegi uninominali e plurinominali “locali”, suddivisi, in linea generale, in base alla popolazione.

 

Tabella 1 / Composizione circoscrizioni-Camera

Circoscrizioni Collegi uninominali Seggi proporzionali Totale seggi
Piemonte 1 9 14 23
Piemonte 2 8 14 22
Valle d’Aosta 1 1
Lombardia 1 15 25 40
Lombardia2 8 14 22
Lombardia 3 8 15 23
Lombardia 4 6 11 17
Trentino-Alto Adige 6 5 11
Veneto 1 8 12 20
Veneto 2 11 19 30
Friuli Venezia Giulia 5 8 13
Liguria 6 10 16
Emilia Romagna 17 28 45
Toscana 14 24 38
Umbria 3 6 9
Marche 6 (6 seggi) 10 (2 collegi) 16
Lazio 1 14 24 38
Lazio 2 7 13 20
Abruzzo 5 9 14
Molise 2 1 3
Campania 1 12 20 32
Campania 2 10 18 28
Puglia 16 26 42
Basilicata 2 4 6
Calabria 8 12 20
Sicilia 1 9 16 25
Sicilia 2 10 17 27
Sardegna 6 11 17
TOTALI 232 386 618

 

Tabella 2 / Composizione circoscrizioni-Senato

Circoscrizioni Collegi uninominali Seggi proporzionali Totale seggi
Piemonte 8 14 22
Valle d’Aosta 1 1
Lombardia 18 31 49
Trentino-Alto Adige/Südtirol 6 1 7
Veneto 9 15 24
Friuli Venezia Giulia 2 5 7
Liguria 3 5 8
Emilia Romagna 8 14 22
Toscana 7 11 18
Umbria 2 5 7
Marche 3 5 (1 collegio) 8
Lazio 10 18 28
Abruzzo 2 5 7
Molise 1 1 2
Campania 11 18 29
Puglia 8 12 20
Basilicata 1 6 7
Calabria 4 6 10
Sicilia 9 16 25
Sardegna 3 5 8
Totali 116 193 309

 

  1. La circoscrizione Marche

Per quanto riguarda la circoscrizione elettorale delle Marche – composta da una popolazione complessiva di 1.541.319 abitanti (Censimento 2011), distribuita in cinque province, per un totale di 229 comuni – sulla base dei parametri definiti dal Rosatellum sono assegnati:

  • 16 seggi totali alla Camera (6 seggi corrispondenti ad altrettanti collegi uninominali e altri 10 derivanti da 2 collegi plurinominali per la Camera;
  • 8 seggi totali al Senato (3 seggi per 3 collegi uninominali, più 5 seggi derivanti da un unico collegio proporzionale comprendente l’intero territorio marchigiano).

I sei collegi uninominali-Camera 2017 sono i medesimi rispetto a quelli del 1993 per l’elezione del Senato, dove le rispettive denominazioni coincidevano con le città più popolose di quei collegi (Ascoli Piceno, Civitanova Marche, Macerata, Ancona, Fano, Pesaro). L’unica differenza rispetto alla strutturazione del 1993 è costituita dall’esclusione dei comuni di Casteldelci, Maiolo Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello, dovuta al loro passaggio dalla Provincia di Pesaro a quella di Rimini. I due collegi plurinominali-Camera 2017 sono stati individuati, invece, in ottemperanza ad un’equi-distribuzione territoriale dei seggi e corrispondono ad una scomposizione dei sei collegi-Camera uninominali, aggregando quelli contigui. Il primo collegio plurinominale “Marche-01” è territorialmente dato dall’aggregazione dei collegi di Ascoli Piceno, Civitanova Marche e Macerata, con una popolazione complessiva di 779.662 abitanti. Il collegio proporzionale “Marche-02”, invece, ricopre il territorio dei collegi di Ancona, Fano e Pesaro-Urbino, per un totale di 761.657. Questa soluzione adottata, secondo la Commissione di esperti nominata per la determinazione dei collegi elettorali, «garantisce un forte equilibrio, sia in termini di dimensione demografica sia nella ripartizione dei seggi». Infatti, sono assegnati cinque seggi a ciascuno dei due (omogenei) collegi plurinominali.

 

Tabella 3 / Collegi uninominali Marche-Camera 2017

Codice collegio

 

 

 

Uninominale

Denominazione collegio Popolazione

 

 

 

(Istat 2011)

CU111_01 Marche-01 (Ascoli Piceno) 244.650
CU111_02 Marche-02 (Civitanova Marche) 271.052
CU111_03 Marche-03 (Macerata) 263.960
CU111_04 Marche-04 (Ancona) 263.789
CU111_05 Marche-05 (Fano) 261.926
CU111_06 Marche-06 (Pesaro) 235.942
Totale 1.541.319

 

Tabella 4 / Collegi plurinominali Marche-Camera 2017

Codice collegio plurinominale Denominazione collegio Popolazione

 

 

 

(Istat 2011)

Seggi
CP111_01 Marche-01 (Ascoli Piceno, Civitanova Marche, Macerata) 779.662 5
CP111_02 Marche-02 (Ancona, Fano, Pesaro) 761.657 5
Totale 1.541.319 10

 

Figura 1 / Collegi uninominali e plurinominali Marche-Camera 2017 (Fonte: parere Commissione esperti DPCM 15/11/2017)

 

La soluzione adottata per i tre collegi uninominali-Senato 2017 prevede l’aggregazione dei collegi uninominali-Camera come segue: Pesaro e Fano (“Marche-01”); Ancona e Macerata (“Marche-02”); Civitanova Marche e Ascoli Piceno (“Marche-03”). I tre collegi si compongono di una popolazione media pari a 513.773 abitanti. In merito alla geografia di questi tre collegi, va considerato che i comuni di Fabriano, Cerreto d’Esi, Sassoferrato e Arcevia (provincia di Ancona) sono stati ceduti al collegio Pesaro-Fano, per “restare dentro” i parametri della Legge, a garanzia di un certo «equilibrio demografico», pur rispettando il principio di «congruenza territoriale» dato che si è tenuto conto della «struttura territoriale dei Sistemi locali» (Commissione esperti). Infine, i senatori marchigiani saranno eletti mediante un unico collegio plurinominale che comprende dunque una popolazione di 1.541.319 abitanti (sempre secondo il censimento generale Istat della popolazione e delle abitazioni del 2011, fonte utilizzata nella ripartizione dei collegi).

 

Tabella 5 / Collegi uninominali Marche-Senato 2017

Codice collegio Denominazione collegio Popolazione

 

 

(Istat 2011)

SU111_01 Marche-01 (Pesaro, Fano) 488.729
SU111_02 Marche-02 (Ancona, Macerata)* 536.825
SU111_03 Marche-03 (Ascoli Piceno, Civitanova Marche) 515.702
*ad esclusione dei comuni di Fabriano, Genga, Sassoferrato e Acervia (assegnati al collegio “Marche-01”)  Totale 1.541.319

 

Figura 2 / Collegi uninominali e plurinominali Marche-Senato 2017 (Fonte: parere Commissione esperti DPCM 15/11/2017)

 

 

3. Come si vota col Rosatellum.

Figura 3 / Modello di scheda elettorale allegata al testo del Rosatellum

La scheda reca i nomi dei candidati nel collegio uninominale, scritti entro un apposito rettangolo, sotto il quale è riportato, entro un altro rettangolo, il simbolo della lista alla quale il candidato è collegato. Accanto allo stesso simbolo, nello stesso rettangolo, sono elencati i nomi i candidati nel collegio plurinominale, secondo il rispettivo ordine di presentazione. In caso di coalizione, i rettangoli di ciascuna lista e quello del candidato nel collegio uninominale sono posti all’interno di uno stesso rettangolo. L’ordine delle coalizioni e delle liste presenti nella scheda è stabilito dall’Ufficio elettorale con sorteggio.

Curiosità: ogni scheda è dotata di un apposito tagliando rimovibile, dotato di codice progressivo alfanumerico generato in serie, denominato “tagliando antifrode“, che è rimosso e conservato dagli uffici elettorali prima dell’inserimento della scheda nell’urna. Inoltre – a riprova della evidentemente riconosciuta “complessità” del sistema di voto dato dal Rosatellum – nella parte esterna della scheda, entro un apposito rettangolo, è riportata in carattere maiuscolo la seguente dicitura: «Il voto si esprime tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta ed è espresso per tale lista e per il candidato uninominale ad essa collegato. Se è tracciato un segno sul nome del candidato uninominale il voto è espresso anche per la lista ad esso collegata e, nel caso di più liste collegate, il voto è ripartito tra le liste della coalizione in proporzione ai voti ottenuti nel collegio». 

 

L’elettore può esercitare il suo voto in tre maniere possibili:

A) barrando solo il simbolo della lista proporzionale, quindi votando automaticamente anche il candidato uninominale collegato, indipendentemente dalla presenza o meno di una coalizione. Si tenga conto che barrare il riquadro contenente il simbolo e, allo stesso tempo, l’elenco dei candidati nel collegio proporzionale della lista medesima, il voto ha il medesimo effetto.

B) barrando sia la lista sia il candidato uninominale, purché quest’ultimo sia collegato alla lista proporzionale che lo appoggia (se non c’è una coalizione a supporto) oppure ad una di quelle che compone (se c’è) la coalizione. Di fatto, questo schema di voto sortisce gli stessi effetti dello schema B. Ma vale la pena considerarlo in quanto, in pratica, anche se priva di effetti particolari, è l’unica ipotesi che consente all’elettore di tracciare due “X” senza annullare la scheda. Infatti, è non è consentito il voto disgiunto. Dunque, lo schema B può essere sintetizzato come l’esercizio di due voti coerenti.

C) barrando solo il nome del candidato al collegio uninominale. In questo caso, se il candidato è appoggiato da una coalizione, questo voto va ad attribuirsi pro quota” tra le liste della coalizione, in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna nel collegio uninominale. Ad esempio: se un candidato uninominale ha raccolto, secondo lo schema B, una quota di 90 voti, ed è sostenuto in quel collegio da due liste α e β, che nello stesso collegio hanno raccolto rispettivamente 200 e 400 voti, i 90 voti del candidato saranno ripartiti – proporzionalmente – per i 2/3 su β, che andrebbe a quota 260 voti, e per il restante 1/3 su α, che salirebbe invece a 230. Questo schema di voto, presumibilmente, si registrerà spesso durante gli spogli, potendo generare “sorprese”.

Il Rosatellum è un sistema elettorale nel quale di fatto non c’è il voto di preferenza. Infatti, i listini proporzionali sono bloccati, non essendoci la possibilità né di scegliere un ordine di preferenza di quel listino, né di esprimerla essendo a conoscenza di una lista di candidati come avviene, per intenderci, nei comuni; e ciò vale, ovviamente, anche per l’uninominale. Ma questa mancanza è colmata – ed è garantito così un più che sufficiente livello di rappresentanza, dal fatto che i listini proporzionali sono corti. La mancanza del voto di preferenza per il parlamentare, nell’accezione che in Italia ne diamo, cioè alla stregua del voto al consigliere comunale o regionale, non rappresenta assolutamente un torto alla democrazia. Anzi, l’applicazione di quel sistema a delle elezioni regionali è stata per molto un’eccezione italiana, visto che in Europa nessun sistema elettorale lo prevede; basti pensare, per citarne due, al maggioritario inglese e al proporzionale tedesco

 

  1. Lassegnazione dei seggi

Ricapitolando. Nei 232 collegi uninominali per la Camera dei Deputati (225 in 18 regioni di cui 6 nelle Marche, 1 in Val d’Aosta e 6 in Trentino-Alto Adige) si procede con l’uninominale secco, cioè viene eletto deputato il candidato che, avendo preso più voti, arriva primo (frist-past-the-post). I rimanenti 386 seggi (10 nelle Marche) sono assegnati, invece, con sistema proporzionale, utilizzando il classico metodo del quoziente, tenendo conto delle soglie di sbarramento per l’accesso al riparto:

i) 10% per le coalizioni:

ii) 3% per le singole liste;

iii) 20% regionale (o due collegi vinti) per le liste espressione delle minoranze linguistiche.

Inoltre, se una lista all’interno della coalizione non dovesse raggiungere almeno l’1%, quei voti verrebbero ignorati ai fini di qualsiasi calcolo. Di contro, se ottenessero fra l’1% e il 3% dei consensi, pur non avendo diritto ad alcun seggio, favorirebbero le liste apparentate nella stessa coalizione.

Per quanto riguarda il Senato, invece, i collegi uninominali saranno 116 (109 in 18 regioni di cui 3 nelle Marche, 1 in Val d’Aosta e 6 in Trentino-Alto Adige). Gli altri 193 saranno eletti con sistema proporzionale con il medesimo sistema appena descritto per la Camera.

Antonio Di Carlo 

Antonio Di Carlo